Nella Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, Padre Giulio Binaghi ha presieduto la celebrazione al Santuario di Guanzate, invitando a sostare davanti alla Croce con il cuore aperto e lo sguardo rivolto a Maria.

Nella serata di lunedì 14 settembre, il Santuario di Guanzate ha vissuto la celebrazione della Santa Messa nella Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, presieduta da Padre Giulio Binaghi, originario di Guanzate e oggi rettore del Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago.


Una celebrazione particolarmente significativa, anche per il legame di Padre Giulio con la comunità guanzatese, che ha offerto l’occasione per tornare al cuore del mistero cristiano: la Croce di Cristo.


Nell’omelia, Padre Giulio ha rivolto innanzitutto un invito a custodire, trasmettere e alimentare la fede, riconoscendola come un dono che non può essere conservato per sé, ma che è chiamato a essere vissuto e consegnato alle generazioni future.


La contemplazione della Croce è stata proposta insieme a Maria. Sul Calvario, ai piedi della Croce, c’era infatti la Madre di Gesù. «Con Maria contempliamo e adoriamo la Croce – è stato il richiamo della predicazione – contempliamo e adoriamo Gesù crocifisso». Maria diventa così colei che accompagna il credente davanti al mistero della Passione e lo aiuta a rimanere, anche quando il mistero appare difficile da comprendere.


La Croce, ha ricordato Padre Giulio, racchiude in sé tutta la Scrittura: sulla Croce c’è Gesù, la Parola di Dio incarnata per noi. Per questo la Croce non è un segno muto, ma continua a parlare a chi sa fermarsi davanti ad essa con disponibilità e con un cuore aperto.


«La Croce ci parla se la contempliamo con cuore aperto e ascoltiamo»: un invito semplice e profondo, che dalla celebrazione della Festa della Santa Croce si consegna alla vita quotidiana della comunità.


Davanti alla Croce, insieme a Maria, siamo dunque chiamati non soltanto a guardare, ma ad ascoltare; non soltanto a ricordare, ma a lasciarci trasformare dalla Parola di Dio. È questo il cammino di una fede che, accolta e custodita, continua a nutrirsi, a crescere e a essere trasmessa.


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